vabbè anche se ho solo due lettrici posto già il secondo capitolo! spero vi piaccia! ^^
Capitolo 2- Il grande ballo. Parte 2Dopo quello che era successo al bar nessuno dei due aveva più toccato l’argomento “ballo di fine anno”. Kazuha moriva dalla voglia di chiedere a Heiji come si sarebbero dovuti vestire per essere in tinta, se la preferiva con il vestito lungo o corto, come doveva truccarsi, quando sarebbe venuto a prenderla, se sarebbe venuto a prenderla lui, se dovevano farsi qualche regalino, se lui aveva intenzione di venire in smoking, se si sarebbe tolto quel cappello, ecc... La sua mente non finiva più di fabbricare domande, ma si vergognava di chiedergli tutte quelle cose. Non voleva apparire superficiale o così ossessionata, voleva solamente che tutto fosse perfetto.
La domanda principale, però, a cui voleva una risposta era: perché l’aveva invitata?
Non riusciva ancora a capacitarsi di quanto accaduto solo due settimane prima. E tutt’ora non riusciva a capire perché quella strana espressione sul viso quando glielo ha chiesto.
Sospirò mentre fissava il professore di storia che non si era ancora stufato di spiegare.
Decise di tornare ai suoi pensieri, tanto il prof non poteva vederla dato che era seduta all’ultimo banco.
Non riusciva a capire neanche lei perché era così elettrizzata all’idea di quel ballo. Come mai d’improvviso tutta quell’agitazione e quella voglia di perfezione? Con Heiji era sempre stata bene senza mai programmare niente. Forse ora si aspettava qualcosa di più, ma non ne era più tanto sicura. Chissà perché quel giorno le era venuto in mente di voler una relazione con lui?! Sì, era molto carino, simpatico e intelligente, ma quando ci si metteva era davvero un presuntuoso! E poi erano sempre e solo amici! Perché rovinare un così bel rapporto?
Continuava a fare quelle considerazioni. Cercava più che altro di convincere se stessa... ma non le riusciva molto!
Non voleva ammettere che in fondo Heiji le piaceva, dal primo giorno che lo aveva visto. Ma non avrebbe ceduto, avrebbe aspettato che fosse lui a fare il primo passo. Aveva aspettato diciassette anni, poteva resistere ancora qualche settimana.
“… ma visto che la signorina Tōyama è così brava da permettersi di non ascoltare, sicuramente sa dirmi di
chi stavo parlando” il professore di storia si eresse in tutta a sua maestosa figura davanti al banco di Kazuha. Lei lo guardò mortificata.
“Allora?” il professore cominciava a spazientirsi.
“Imperatore... Giappone...” il suggerimento di Miyo, la sua compagna di banco, arrivò provvidenziale.
“Stava parlando dell’imperatore giapponese” disse altezzosa.
Il professore la guardò per un attimo e si rituffò nella spiegazione.
“Grazie” sussurrò la ragazza all’amica.
“Figurati” le sorrise quella.
Il professore le zittì con un’occhiataccia. Dopo un sorrisino di complicità le due tornarono a far finta d’interessarsi alla lezione.
La campanella le salvò dalla Seconda Guerra Mondiale.
Il professore stava dicendo “Mi raccomando, studiate il prossimo capitolo che siamo molto indietro con il programma...” che le due amiche erano già fuori.
“E quindi Kaii ti ha chiesto di andare al ballo con lui?” s’informò subito Kazuha.
“Già, me lo ha chiesto ieri! Chissà se c’è sotto qualcosa... Te invece con Heiji come va?” Miyo era la migliore amica di Kazuha, le due si erano conosciute il primo giorno del liceo ed erano subito diventate inseparabile. La ragazza aveva i capelli liscissimi tagliati in un caschetto che arrivava poco sotto le orecchie. I capelli corvini e gli occhi blu da gatta la rendevano una ragazza molto misteriosa e Kazuha un po' la invidiava. Aveva sempre quell’allegria addosso e riusciva a far innamorare chiunque con il suo carattere dolce.
“Non lo so... Sinceramente non ho ancora capito come è successo che mi ha invitata visto che ora non ne parla più!” sospirò.
“Secondo me non devi più rimandare! Devi chiarire una volta per tutte la faccenda con lui! Non puoi restare con il dubbio fino alla sera del ballo! Pensa se scopri tutto all’ultimo e poi non hai tempo per preparati? Fidati di me!”
Kazuha sembrava rincuorata da quelle parole. Miyo aveva ragione. Decise che si sarebbe tolta lo sfizio di coglierlo di sorpresa con alcune domande e che lo avrebbe fatto subito. Salutò l’amica in fretta ringraziandola ancora una volta per l’ottimo consiglio e schizzò in direzione della classe di Heiji. Lo trovò appoggiato al davanzale della finestra del corridoio circondato dai suoi amici. Stavano chiacchierando e ridendo. In quel momento Kazuha perse tutto il suo coraggio. Voleva sprofondare perché tutti si erano girati verso di lei.
“Ehm... Heiji? Possiamo parlare un attimo?” chiese timidamente.
Il ragazzo sembrava non essersi accorto del suo imbarazzo perché molto tranquillamente rispose: “Certo, dimmi pure”
“Ehm... non qui... volevo parlarti da soli... ma se ora non puoi non fa niente! Facciamo un’altra volta! Non ti preoccupare!” si affrettò di aggiungere. Heiji rimase imperscrutabile come sempre e senza scomporsi le disse: “Nessun problema, adesso abbiamo un’ora buca. A dopo ragazzi!”
E s’incamminò verso la ragazza che lo fissava stranita. Gli si affiancò e per poco non svenne quando sentì i risoli degli amici di lui.
Seguiva Heiji in trance e si accorse solo successivamente che l’aveva portata nel cortile della scuola.
Parve risvegliarsi: “Perché mi hai portata qui? Io ora ho lezione...”
“Allora cosa volevi chiedermi?” la interruppe Heiji.
“Beh... ecco... io...” Kazuha prese a balbettare senza controllo. Non riusciva a spiccicare parola e si era dimenticata anche lei il motivo del loro incontro.
“Mi sa che ti devi rinfrescare un po' le idee” e così dicendo Heiji le lanciò il casco che aveva appena tirato fuori dalla sua moto. Per poco non la colpì in testa.
“Ma sei impazzito?! Io ora ho lezione!”
“Sì, lo so, me lo hai già detto. E sai ora cosa ti dico? Che non me ne frega! Su, secchiona salta su!”
Un po' controvoglia Kazuha salì a bordo della Kawasaki Ninja blu metallizzata. Non sapeva se essere eccitata da quell’avventura o terrorizzata visto che mancavano tre settimane alla fine della scuola e non voleva rovinarsi la media. Heiji partì appena lei si fu infilata il casco e per evitare di cadere si dovette aggrappare a lui.
In quel momento tutti i dubbi svanirono. Lo abbracciava per non cadere dalla moto in corsa per le strade di Osaka e teneva la testa appoggiata a lui, quasi sdraiato per guidare il veicolo. Sentiva il battito del suo cuore confondersi con lo scoppiettare del motore... Ora ne era sicura. L’affetto che provava per lui era qualcosa più di semplice amicizia. Aveva impiegato un po' ad ammetterlo, ma ora ne era più convinta che mai.
Arrivarono nel parco al centro della città. Heiji fissò la moto a un palo con la catena che teneva nel bauletto e la sostituì con i due caschi.
“Come mai avevi già due caschi?” chiese Kazuha sistemandosi i capelli schiacciati.
“Avevo intenzione di portarti a fare un giro” Heiji le rivolese un sorrisino strano che la fece andare in un brodo di giuggiole. Decise però di restare sulle difensive. “E chi ti diceva che io sarei venuta?”
“Intuito” ancora quel sorrisino strano.
Devo resistere... continuava a ripetersi. “Bene, e ora che siamo qui cosa facciamo?”
“Camminiamo” rispose semplicemente. Poi aggiunse: “Ti va?” e le tese la mano.
Lei l’afferrò un po' titubante. Che strana impressione le dava quel contatto. Senza volerlo arrossì, ma il ragazzo non se ne accorse perché si stava guardando intorno, seguendo con lo sguardo il profilo degli alberi in fiore. Alcuni fiori di pesco rosa contornavano il sentiero principale del parco, dietro di loro si aprivano gli spiazzi erbosi verdi accesi trapuntati da piccoli fiorellini dalle molte sfumature.
A quell’ora il parco era quasi vuoto. Gli studenti, i frequentatori più abituali, erano tutti a scuola, come giusto che fosse, e in mezzo all’erba c’era solo un cane che correva inseguendo il bastone lanciatogli dalla padrona. Un uomo faceva jogging in una via parallela a quella su cui camminavano Heiji e Kazuha, ancora mano nella mano.
A rompere il silenzio fu il ragazzo: “Allora hai deciso cosa indossare?”
Kazuha fu colta alla sprovvista da quella domanda tanto diretta. Heiji, notando lo sguardo stranito della ragazza aggiunse: “Per il ballo intendo! Non dirmi che te n’eri dimenticata?!” la sua voce era meno calma, come se lo preoccupasse molto la risposta a quella domanda che doveva essere retorica.
“NO! Cioè... no, non l’ho dimenticato. Solo non c’ho ancora pensato. Volevo prima sentire il tuo parere...”
“Ah si?”
“Sì... come mi vuoi vestita?”
“Qualunque cosa a me va bene! Ma non pensare neanche di fare quelle cose da film di vestirci in tinta!”
Kazuha ci rimase male. Voleva davvero essere vestiti almeno simili per fare una bella figura... Decise di non abbattersi però, anche perché aveva cominciato lui l’argomento “ballo” e lei era più che felice.
“Allora non sperare che ti dica come verrò vestita! Sarà una sorpresa...” disse maliziosa.
Sta volta fu Heiji a rimanerci male. Voleva fare un regalo a Kazuha in tinta con il vestito e come faceva se lei non gli diceva come era vestita?!
“Ah... ok...”
Dovrò pensare a qualcos’altro.Parlarono ancora per un po' del ballo organizzandosi al meglio. Heiji sarebbe passato a prenderla in moto alle 8.30 così erano a scuola per le 8.45, in perfetto orario per permetterle di sistemarsi l’acconciatura sicuramente rovinata dal casco. E così sarebbero stati prontissimi per le 9.00!
Lui le aveva già detto che non si sarebbe messo in smoking o cose così e che non avrebbe tolto per nessuna ragione il cappellino. Kazuha rimase delusa ancora una volta... tutti i suoi piani stavano saltando. Ma alla fine non le importava molto... era ottimista e sperava che tutto andasse per il meglio lo stesso.
Eppure non aveva ancora trovato il coraggio di porgli la domanda più importante, che le martellava in testa: perché aveva invitato proprio lei?
Già, perché? Sotto quel meraviglioso cielo stellato Kazuha si faceva ancora quella domanda nonostante la splendida serata che avevano appena trascorso. Era arrivato il momento di togliersi il dubbio però. Prese il coraggio a quattro mani e tutto d’un fiato fece la fatidica domanda.
Heiji non se l’aspettava una richiesta così improvvisa che ci impiegò un po' a collegare cosa effettivamente gli avesse chiesto la ragazza.
Vedendo lo sguardo di Heiji, Kazuha cercò di spiegarsi meglio e abbassò un po' il tono: “Cioè... perché hai invitato proprio me e non qualche altra ragazza? Tutte le ragazze della scuola ti vengono dietro!”
“Beh non proprio tutte... la tua amica Miyo è ancora restia” scherzò Heiji. A Kazuha non piacque affatto. Notando l’espressione di delusione apparso sul suo volto aggiunse: “Ma mi sembra ovvio perché ho invitato te e non loro. Perché loro non sono te...” disse enigmatico.
Parlava con una tale naturalezza che la liceale provò un moto d’invidia nei suoi confronti. Voleva anche lei saper esprimersi così senza problemi.
“E poi siamo amici da una vita! Mi hai sempre sopportato, mi segui ovunque e mi hai sempre sostenuto ogni volta che ero alle prese con qualche caso bizzarro...”
“Q- quindi l’hai fatto solo perché ti sentivi in debito con me?” Kazuha aveva la voce rotta dal pianto. Sapeva che non doveva fare così, ma non ci riusciva. La delusione era stata troppo forte. Aveva veramente pensato che Heiji tenesse a lei in un modo speciale, invece voleva solo ripagarla. Le lacrime spingevano sugli occhi prepotenti. Ma non voleva piangere, non voleva farsi vedere così da lui.
“Anche...” fu la risposta. La ragazza aspettava il seguito della frase. Quella singola parola le aveva riacceso una piccola speranza ma non voleva illudersi troppo. Sentiva che quello sarebbe stato un altro stupido scherzo di Heiji.
Ma la speranza dentro lei, una piccola candela accesa che tentava di illuminare il mondo nero, non voleva arrendersi alle considerazioni della mente, voleva seguire il cuore. Voleva rischiare e giocarsi il tutto per tutto prima di spegnersi. Chi lo sapeva, magari alla fine si sarebbe ingrandita e avrebbe arso tutto il mondo scuro nel suo incendio.
“E allora per cos’altro?”
Per la prima volta la voce di Heiji scaturì senza un minimo di sfumature o intenzioni: “Perché altrimenti non avrei potuto fare questo” e con una velocità un po' inusuale le prese delicatamente la testa fra le mani e le diede un bacio.
Le lacrime, ancora negli occhi, scesero definitivamente, calde, sulle guance candide della ragazza.
Per altre tre settimane nessuno dei due accennò più al ballo, come se la conversazione del parco non fosse mai avvenuta.
E alla fine il grande giorno arrivò.